DAL 1° OTTOBRE SERVE UN NUOVO APPROCCIO

A partire dalla sessione di trading del 30 settembre 2025, con consegna fissata per il 1° ottobre, il Mercato del Giorno Prima (MGP) italiano introdurrà i prodotti con Market Time Unit (MTU) di 15 minuti.

Un’evoluzione che allinea il mercato italiano alle direttive europee, in particolare all’art.8 del Regolamento (UE) 2019/943, che impone anche un profondo ripensamento operativo da parte di tutti gli attori coinvolti.

Non si tratta solo di un aggiornamento informatico o di una modifica normativa.

Stiamo parlando di un passaggio culturale e organizzativo che avrà impatto sulla struttura delle offerte, sui sistemi di forecast, sulla strategia di bidding e, sulla gestione del rischio operativo da parte degli operatori.

Perché si passa alla MTU da 15 minuti?

Il cambiamento è parte di un allineamento progressivo alle normative europee e ha come obiettivo quello di favorire la precisione delle previsioni, migliorare l’integrazione delle fonti rinnovabili e ottimizzare il bilanciamento tra domanda e offerta.

Fino ad oggi l’unità temporale di riferimento nel MGP era l’ora, dal prossimo 1° ottobre si potranno negoziare prodotti da 15, 30 e 60 minuti rendendo molto più dinamico il mercato. È un’evoluzione logica, se guardiamo alla crescente incidenza delle FER e alla volatilità della domanda. Ma come ogni cambiamento logico sulla carta, comporta criticità operative rilevanti nella pratica.

I veri impatti sul lavoro quotidiano degli operatori
Gestire offerte con MTU a 15 minuti significa quadruplicare il numero di dati da gestire, elaborare, verificare e validare. Chi lavora con sistemi poco aggiornati o con processi decisionali non strutturati rischia di essere travolto dalla mole operativa.

Fare forecast su intervalli orari è già complesso. Farlo su base 15 minuti richiede una revisione profonda del modello previsionale, soprattutto per chi lavora con carichi poco omogenei o poco prevedibili.

Non è più sufficiente “ottimizzare per la fascia”, con volumi più spezzettati il margine d’errore aumenta e un forecast errato impatterebbe per ogni intervallo. Questo significa che, senza un sistema di monitoraggio e controllo attivo, i costi da sbilanciamento possono crescere in modo silenzioso ma costante.

Le strategie di offerta dovranno essere segmentate, adattive e costruite con logiche nuove, anche considerando i possibili effetti sui mercati infra-giornalieri e sul bilanciamento.

La differenza sta nella preparazione (e non solo nei software)
Adattarsi al nuovo contesto non è solo questione di tecnologia. Molti operatori penseranno che basti “aggiornare il gestionale” o “acquistare un nuovo modulo forecast”. Ma chi ha esperienza in questo settore sa che non sono gli strumenti a fare la differenza, se non sono accompagnati da un cambio di mentalità e da una vera strategia operativa.

In Feniks, il lavoro che stiamo facendo in vista di questa transizione è molto chiaro: analisi dello scenario attuale, ridefinizione dei processi previsionali, ottimizzazione delle logiche di offerta, formazione interna del personale per capire cosa cambierà davvero.

Conclusione: chi sarà pronto e chi no
Se oggi stai lavorando ancora con logiche previsionali e strategiche pensate per un mercato a 60 minuti, il consiglio è di non aspettare che arrivi il 30 settembre per iniziare ad adattarti. Questa transizione non è un aggiornamento tecnico. È un cambio di mentalità. Chi saprà riorganizzarsi in tempo avrà un vantaggio competitivo reale. Gli altri, rischiano di rincorrere il margine mentre aumentano inconsapevolmente il rischio.